In un’epoca in cui la mobilità si confronta con sfide sempre più complesse — ambientali, tecnologiche ma anche sanitarie — un progetto italiano propone una soluzione tanto innovativa quanto necessaria: materiali antimicrobici per gli interni delle automobili. Si chiama AMATEVI (Antimicrobial Materials for Vehicles Interiors) ed è una delle iniziative più avanzate dello Spoke 11 del progetto CO-SMART, il partenariato finanziato dal PNRR che unisce università, imprese e istituzioni nella costruzione di una mobilità sostenibile, intelligente e sicura.
Sviluppato in particolare dall’Università Politecnica delle Marche con il supporto di altri atenei e centri di ricerca nazionali, AMATEVI affronta un tema spesso trascurato: l’igiene degli ambienti chiusi ad alta frequentazione, come appunto l’abitacolo di un’auto.
Reti da pesca e nanotecnologie: così nasce il tessuto antimicrobico
Alla base del progetto c’è l’utilizzo di una fonte sorprendente: reti da pesca costituite da poliammide 6 (PA6) dismesse, recuperate e trasformate in fibre tramite tecniche avanzate di riciclo. Queste fibre vengono poi utilizzate per realizzare tessuti non tessuti (TNT) attraverso elettrofilatura, una tecnologia che consente di ottenere micro e nanofibre con proprietà fisico-meccaniche avanzate.
Ma il vero salto innovativo arriva con l’aggiunta di Layered Double Hydroxides (LDH), nanostrutture funzionalizzate con agenti antibatterici che vengono incorporate nel materiale. Il risultato è un film polimerico antimicrobico capace di limitare attivamente la proliferazione di batteri e microrganismi sulle superfici con cui i passeggeri entrano in contatto.
Testati in laboratorio, pronti per l’industria
I materiali sviluppati non si sono fermati alla fase di laboratorio. Sono stati sottoposti a una completa caratterizzazione: resistenza termica, stabilità all’invecchiamento, proprietà meccaniche, durabilità nel tempo. I prototipi dimostrativi hanno superato brillantemente tutti i test, confermando non solo l’efficacia antimicrobica, ma anche la robustezza necessaria per un impiego in condizioni d’uso reali.
Il progetto ha raggiunto un livello di maturità tecnologica (TRL) compreso tra 2/3 e 5/6, segnale che le applicazioni industriali non sono più una possibilità remota ma un’ipotesi concreta e vicina.
L’auto come spazio sicuro
In un contesto post-pandemico dove l’attenzione per l’igiene è aumentata, l’idea che l’abitacolo dell’auto possa diventare uno “spazio protetto” non è più solo una suggestione futuristica. Con AMATEVI, si apre la strada a un nuovo standard di sicurezza passiva, non legata all’impatto o alla guida assistita, ma alla protezione silenziosa ma costante contro batteri e germi.
Una proposta che parla non solo all’industria automobilistica, ma anche al mondo dei trasporti pubblici, dell’hospitality su ruote, della logistica avanzata e delle flotte condivise.
Ricerca e ambiente, un connubio possibile
Il valore aggiunto di AMATEVI non risiede solo nella componente tecnologica, ma anche nella sua coerenza con i principi dell’economia circolare: partendo da un rifiuto (reti da pesca), il progetto realizza un prodotto avanzato e sostenibile, con applicazioni industriali reali e potenzialmente esportabili. Un perfetto esempio di come la ricerca pubblica possa generare impatto concreto, ambientale ed economico.
A firmare i contributi scientifici e coordinare le attività, la professoressa Simona Sabbatini e il suo gruppo di lavoro dell’Università Politecnica delle Marche, con pubblicazioni già in corso su riviste internazionali e presentazioni annunciate a conferenze di riferimento come AICING 2025 e AIMAT 2025.
La mobilità del futuro è anche una questione di salute
AMATEVI dimostra che innovare la mobilità significa anche ripensare l’esperienza quotidiana di chi si sposta, rendendola più confortevole, più sicura e, soprattutto, più igienica. Perché il viaggio verso la sostenibilità non è solo a zero emissioni, ma anche a basso rischio biologico. E in questa corsa, l’Italia può vantare una pole position.