MILAZZO | Dalle reti da pesca ai tessuti che proteggono

Al crocevia tra sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e sicurezza sanitaria, si inserisce uno degli interventi più originali e promettenti presentati al III Convegno Nazionale della Divisione di Chimica per le Tecnologie (SCI) e al XIV Convegno dell’Associazione Italiana di Chimica per l’Ingegneria (AICIng): quello della dott.ssa Annafelicia Civitavecchia dell’Università Politecnica delle Marche, dal titolo “Innovative Nonwoven Antimicrobial Fabrics from Discarded Fishing Nets”.

L’intervento si inserisce nel quadro del progetto CO-SMART, all’interno dello Spoke 11 del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), e ha contribuito allo sviluppo del sottoprogetto AMATEVI (Antimicrobial Materials for Vehicles Interiors), dedicato alla creazione di materiali avanzati per migliorare l’igiene negli interni auto.

Un nuovo tessuto antimicrobico con una doppia missione: salute e sostenibilità

L’idea alla base della ricerca è tanto semplice quanto rivoluzionaria: recuperare le reti da pesca dismesse, trasformarle in tessuti non tessuti (nonwoven fabrics) e dotarli di proprietà antimicrobiche grazie all’integrazione con nanostrutture funzionalizzate, i cosiddetti Layered Double Hydroxides (LDHs). Queste strutture, distribuite nella matrice polimerica, contrastano la proliferazione di microrganismi dannosi, riducendo la possibilità di contaminazione da superfici frequentemente toccate in auto, come maniglie, cruscotti o volanti.

Il materiale di partenza è poliamide 6 riciclata (rPA6), ottenuta da scarti di reti da pesca: un rifiuto ambientale trasformato in una risorsa tecnologica di altissimo valore. Il processo produttivo impiegato è quello dell’elettrofilatura (electrospinning), una tecnica che consente di ottenere fibre ultrasottili organizzate in modo anisotropo, ideali per applicazioni tecniche in ambito automotive e non solo.

Verso interni auto più sicuri e circolari

L’interesse per soluzioni antimicrobiche nel settore dei trasporti è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni, soprattutto con l’aumento dell’utilizzo di mobilità condivisa e mezzi pubblici. Ridurre la trasmissione di batteri e virus sulle superfici con cui i passeggeri entrano in contatto è diventata una priorità per case automobilistiche e aziende di trasporto.

Il tessuto presentato dalla dott.ssa Civitavecchia rappresenta una risposta concreta a questa esigenza, abbinando performance tecniche, sostenibilità ambientale e protezione sanitaria. Il valore aggiunto è nella capacità di coniugare due grandi sfide contemporanee: la lotta all’inquinamento marino e la prevenzione microbiologica nei luoghi chiusi e affollati.

L’innovazione circolare che piace al CO-SMART

L’intervento ha riscosso grande interesse al convegno di Milazzo, confermando come la sinergia tra ricerca accademica e industria possa portare a risultati concreti e replicabili. Ancora una volta, il progetto CO-SMART dimostra la propria vocazione a essere laboratorio di soluzioni ad alto impatto, capaci di migliorare la mobilità del futuro, rendendola più sicura, sostenibile e tecnologicamente avanzata.

E se un domani gli interni delle nostre auto saranno più puliti e più sani, potremmo doverlo anche a ciò che un tempo inquinava i fondali dei nostri mari.