Un olio usato per friggere può tornare utile… per lubrificare un motore. A dirlo non è un paradosso, ma la sintesi di una ricerca presentata da Irene Anguillesi dell’Università di Pisa al III Convegno Nazionale della Divisione di Chimica per le Tecnologie (SCI) e al XIV Convegno dell’AICIng, nell’ambito del progetto nazionale CO-SMART dedicato alla mobilità sostenibile.
Il suo intervento, dal titolo “Synthesis and Characterization of Waste Cooking Oil-Derived Polyols for Use as Biolubricants”, ha raccontato un percorso virtuoso di chimica verde e innovazione circolare, in cui un rifiuto comune come l’olio da cucina esausto (WCO) viene trasformato in una risorsa tecnica ad alte prestazioni: i biolubrificanti.
Dai grassi ai lubrificanti: la ricetta della chimica sostenibile
Il team di ricerca ha lavorato sulla sintesi di polioli – composti chimici contenenti gruppi ossidrilici – ottenuti tramite un processo in due fasi: epossidazione dell’olio esausto e successiva apertura degli anelli epossidici con etanolo, per ottenere prodotti con elevati numeri di idrossile (fino a 177 mg KOH/g).
Questi polioli sono poi stati sottoposti a caratterizzazione strutturale (FTIR), analisi termogravimetrica (TGA) e test per valutarne le proprietà reologiche e tribologiche. I risultati sono stati molto promettenti: i polioli hanno dimostrato un comportamento newtoniano stabile su un ampio intervallo di temperature (25, 40 e 100 °C), una viscosità costante e un eccellente indice di viscosità (fino a 132), ben al di sopra della soglia dei 100 considerata ottimale per i lubrificanti.
Anche le prestazioni tribologiche – ovvero quelle legate alla riduzione dell’attrito – sono risultate positive, con un coefficiente medio di attrito di 0,19, che li rende adatti a condizioni di lubrificazione limite.
Biolubrificanti: un’alternativa credibile per l’industria
Il settore dei lubrificanti industriali è oggi dominato da prodotti di origine fossile, spesso ad alto impatto ambientale. La ricerca condotta da Anguillesi e colleghi dimostra che è possibile ottenere prestazioni equivalenti (o superiori) utilizzando un materiale di scarto, rendendo il processo sia economicamente vantaggioso sia ambientalmente sostenibile.
Non si tratta solo di un’innovazione di laboratorio: i biolubrificanti a base di oli esausti si candidano concretamente a diventare una soluzione tecnica per applicazioni industriali, aprendo a nuove opportunità in ambito automotive, meccanico e agricolo.
CO-SMART: dove la mobilità incontra la chimica verde
L’intervento di Irene Anguillesi ha rappresentato un ulteriore tassello della visione CO-SMART: trasformare la mobilità del futuro non solo attraverso l’elettrificazione o i nuovi modelli di trasporto, ma anche ripensando i materiali e i fluidi che rendono possibile il movimento.
Dalle cucine alle officine, l’olio esausto trova una seconda vita, e dimostra come anche il più semplice dei rifiuti possa, con il giusto approccio scientifico, diventare il motore di una mobilità davvero sostenibile.