MILAZZO | Reti da pesca, biochar e carbonio

L’innovazione parte dai rifiuti e ritorna alla sostenibilità. È il messaggio chiave emerso dall’intervento del dott. Damiano Rossi dell’Università di Pisa, presentato durante il III Convegno Nazionale della Divisione di Chimica per le Tecnologie (SCI) e il XIV Convegno AICIng. Il suo lavoro, dal titolo “Polyamide 6 recycled fishing nets modified with biochar fillers and reclaimed carbon fibers: an effort toward sustainability and circularity”, ha mostrato come materie plastiche di scarto e residui agricoli possano diventare materiali avanzati per l’industria.

Lo studio rientra nelle attività del progetto CO-SMART, promosso dal Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST) e sostenuto dal PNRR, all’interno dello Spoke 11 dedicato allo sviluppo di materiali innovativi per la mobilità e l’ambiente.

Reti da pesca riciclate e rinforzate: la nuova vita della plastica marina

Ogni anno, oltre 640.000 tonnellate di reti da pesca finiscono in mare, rappresentando circa il 20% della plastica marina. Il gruppo di ricerca di Rossi ha affrontato il problema con un approccio circolare, trasformando poliammide 6 (PA6) riciclata da reti dismesse in compositi polimerici avanzati, grazie al rinforzo con biochar (carbone vegetale da scarti agricoli) e fibre di carbonio recuperate.

Il doppio rinforzo: biochar e carbonio rigenerato

Due i filoni principali della ricerca:

  • Nel primo, la poliammide riciclata è stata rinforzata con biochar lignocellulosico (5–15% in peso), migliorando modulo elastico (da 2,6 a 4,5 GPa) e resistenza all’umidità (assorbimento d’acqua ridotto del 50%). Particolarmente interessante anche l’impiego di biochar da lolla di riso, che ha dimostrato proprietà ritardanti di fiamma grazie al contenuto di silice, senza compromettere le performance meccaniche.
  • Nel secondo, le fibre di carbonio sono state rigenerate tramite un innovativo processo termo-ossidativo in due fasi, che ha mantenuto dimensioni e resistenza delle fibre originali, ma ne ha aumentato l’attivazione superficiale, migliorando l’adesione con la matrice polimerica.

I risultati sono sorprendenti: i compositi con 15% di fibre rigenerate hanno raggiunto un modulo di trazione di 13,1 GPa (contro i 3,2 della sola rPA6) e una tenacità all’urto di 28,4 kJ/m² (quasi il triplo del materiale non rinforzato).

L’ambiente ringrazia: -5,7 tonnellate di CO₂

A rendere ancora più significativo il lavoro è stato l’approccio di Life Cycle Assessment (LCA), che ha quantificato i benefici ambientali: una riduzione di oltre 5.700 kg di CO₂ equivalenti rispetto allo scenario con materiali vergini, dimostrando che anche dal punto di vista delle emissioni i compositi riciclati sono vincenti.

CO-SMART: la circolarità che funziona

L’intervento di Damiano Rossi ha offerto una dimostrazione concreta di come l’economia circolare possa tradursi in materiali performanti e a basso impatto, con applicazioni potenziali nell’automotive, nella cantieristica, nei componenti tecnici.

Nel solco del progetto CO-SMART, anche questa ricerca porta avanti una visione che unisce scienza, sostenibilità e tecnologia, trasformando il problema della plastica marina in un’opportunità per costruire un futuro più intelligente, sicuro e pulito.